Egea Haffner
Icona di un intera popolazione

Egea Haffner è divenuta l'icona dell'esodo giuliano dalmata , grazie all’esposizione della sua foto – di fuggitiva “bambina con la valigia”, rimasta a sei anni senza il padre scomparso nelle foibe - nella prima importante mostra italiana, dedicata alla tragedia dei crimini e dell’esilio forzato vissuta dagli italiani dalla Venezia Giulia, organizzata nel 2017 dal Museo Storico di Rovereto (Tn). Vissuta anche in Sardegna, per un breve periodo, Egea rappresenta tutti coloro che, senza colpe e responsabilità dirette, di punto in bianco, hanno dovuto lasciare tutto ciò che avevano, partire senza una meta precisa per poi ricostruirsi una nuova vita lontano dalla terra natia.

Una vicenda umana
Egea Haffner Tomazzoni oggi risiede a Rovereto; è nata a Pola nel 1941, sei anni prima del grande esodo che vide fuggire la quasi totalità dei 30mila abitanti della città, costretti dalle persecuzioni di Tito, deciso a cancellare l’italianità dalle terre giuliane.
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Una nuova vita
Nella storia della famiglia di Egea Haffner troviamo quindi condensate le caratteristiche salienti della diaspora giuliano-dalmata: un viaggio esistenziale drammatico, attraverso un tunnel in fondo al quale, però, le persone sopravvissute hanno ritrovato la speranza. Una speranza non caduta dall’alto, ma guadagnata con grande impegno: con la capacità di adattamento a condizioni di vita durissime e la volontà d’integrazione in contesti sociali ostili, senza mai cedere, nonostante i lutti subiti e le manifestazioni di intolleranza da parte di tanti compatrioti, alla tentazione della violenza. Egea Haffner però è soprattutto una donna, una madre ed una nonna con una vita propria che è stata anch'essa una storia di nuova luce e di grande dignità. L’esempio di Egea è quindi un forte e positivo messaggio, di riscatto e integrazione, da consegnare alle nuove generazioni: senza mai dimenticare il passato, anche dalle situazioni più difficili è possibile ricrearsi una vita sociale e individuale serena. E questo vuole essere anche il messaggio che intendiamo comunicare ai visitatori e agli utenti dell’ecomuseo che porterà il suo nome.